26 agosto 2010
In mezzo agli scogli, con l’acqua bassa, è quasi sera: il sole calante allunga sul pelo dell’acqua la sua gibigianna dorata. Quale animo poetico non rimane ispirato da tutto ciò? E’ un animo poetico tornato bambino quello che, incredulo come una sirenetta spensierata, gioca tra le rocce. Tante lumache di mare, tanti paguri e tre pomodorini di mare. L’animo bambino elenca soddisfatto le sue vecchie scoperte. La freschezza delle sensazioni copre il balzo temporale all’indietro: le onde sono sempre quelle, le scarpette di gomma probabilmente no, la compagnia è cambiata. I compagni di allegre cacce ai granchi, spesso inconcludenti, hanno preso altre strade e i loro visi sono rimasti congelati in un’età ormai superata.
Con un pizzico di egoismo, l’animo sognatore vede il proprio piede rimpicciolirsi in quello di un figlio futuro che, con le stesse cadute, gli stessi gridolini e gli stessi spruzzi, calcherà quelle scene rocciose. Il mare è un palcoscenico immenso e questa costa, questa sola piccola spiaggia può essere teatro di una vita. Quell’animo un pizzico filosofico sa di avere tante vite dentro di sè: una dietro l’altra si susseguono, si rincorrono, si abbracciano e si realizzano. L’animo malinconico avverte che qualcosa sta per finire, ma non vuole ammetterlo. I bambini crescono, altri bambini arrivano, si nuota meno e si fa più fatica.
Ma quell’animo sta ancora lì, a bersi tutti insieme i ricordi, i sogni, i progetti e un po’ di freddo su per le gambe, sorprese da un’ondina improvvisa sgusciata tra gli scogli.
Non è forse ammettere di avere paura che tutto sparisca, l’incaponirsi su questi istanti e riproiettarli nella mente come fotografie indelebili? Quell’animo si è fatto penna, parole e scorre su questo foglio (con la sua data in cima) dal quale, con il mio ricordo, proverà a ricomporsi nel sorriso di chi ascolterà.
